...perchè io mi divertivo ad avere trent'anni, io me li bevo come un
liquore i trent'anni: sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno,
i trentadue, i trentatrè, i trentaquattro, i trentacinque! Sono
stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita
l'angoscia dell'attesa, non è cominciata la malinconia del declino,
perchè siamo lucidi, finalmente, a trent'anni! Se siamo religiosi, siamo
religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo
dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei
ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli
adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè
abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la
disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non
temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c'è nulla di male
ad amarci se c'incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non
dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli
col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col
nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent'anni,
non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la
pressione giusta, gonfia di vita. é viva ogni nostra gioia, è viva ogni
nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo
raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada
per cui scenderemo. Un po' ansimanti e tuttavia freschi, non succederà
più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla
nostra fortuna
(Oriana Fallaci)
"Il collasso dello shadow banking è molto più di una catastrofe finanziaria. E’ la pietra tombale sul grandioso progetto di centrare il mondo su un polo unico. Insieme alla bolla creditizia è scoppiata la bolla del globalismo americano".
"L’ingloriosa fine di Lehman, Merrill Lynch, Bear Sterns e altre premiare ditte di un paracapitalismo truffaldino, in cui i controllori sono i presunti controllati, le disavventure della borsa e i sintomi di recessione hanno minato qualcosa di più importante della ricchezza: la fiducia".
L’Italia è in recessione. Il nostro Pil, cioè, è diminuito per due trimestri consecutivi. E Confindustria ne prevede per il 2009 una contrazione dell’1%. Si tratta della recessione più lunga dal dopoguerra, e la più grave perché comune a tutte le maggiori economie industriali europee e non.
Aumenta l'inflazione, diminuisce il potere di acquisto. Scarseggia la liquidità, cala l'accesso al credito e quindi la produttività, la crescita, lo sviluppo. Meno futuro, dunque. I giovani i più penalizzati, che faticano ad immaginare prospettive occupazionali, di relazione. Per i quali non ci sono tutele, garanzie. Ai quali si chiede più coraggio, più coscienza, più libertà.
Mi è capitato spesso, in questi ultimi due mesi, di sentir parlare, tra la gente che ho intervistato a proposito di potenzialità di crescita, innovazione, produttività dell’area più depressa della mia Regione, della mancanza, tra le giovani generazioni, del fattore FOLLIA. Di quella tensione cioè, a volte irrazionale, illogica, che ha permesso a molti di lanciarsi in voli, imprese dal sapore romantico sì, ma vincente. Sarà pur vero. Ma oggi l’incertezza, l’incognita, generano più che mai paura. In grado di sopire anche la più radicata delle follie.
La Cassazione ha deciso. Eluana Englaro può morire in pace. La Suprema Corte ha accolto così la richiesta del procuratore generale che chiedeva l'inammissibilità del ricorso della procura di Milano contro la Corte d'appello del capoluogo lombardo, la quale aveva concesso lo stop all'alimentazione della ragazza, in coma irreversibile da quasi 17 anni.
Per papà Beppino, è la conferma che si vive in uno stato di diritto. Ha dichiarato che dopo questa decisione uscirà dalle scene, dai telegiornali e dalle prime pagine dei giornali. Dove vi è entrato quale protagonista di una battaglia intrapresa per mettere la parola fine al coma vegetativo permanente a cui sua figlia è costretta dopo un incidente stradale. Per dire basta ad una vita apparente, «che lei non avrebbe mai scelto», dice il signor Englaro. «Era un purosangue della libertà, a dieci anni mi disse "che cosa c’entri tu con la mia vita?>>.
Forse nessuno c'entra con la vita degli altri. Nel senso che nessuno può interferire e costringere all'accettazione di una vita che si considera indecorosa.
Possa riposare davvero, ora. E che questa storia sia almeno servita a porre tra le priorità dell'agenda politica una legge che regoli il mio diritto alla vita e quello alla morte.
Eluana, nelle parole e nei racconti della famiglia, l'ho sempre immaginata libera, vivace. E a quella libertà che finalmente è tornata.
«…Non ho voglia di niente. Credo che l’unica cosa positiva sia questa: non aver voglia di niente. Perché qui, in questa giungla, l’unica risposta è No. Allora è meglio non desiderare nulla, per restare almeno libera dai desideri».
Oltre due mesi di silenzio, un’assenza dalla rete creata senza un reale perché. Forse solo un pò causa di una leggera apatia, di spossatezza post Canada e di un voluto rifugio nella mia intimità.
Era estate, ed ora è già quasi autunno in una città che pian piano si rilassa, butta giù maglioncini dall’armadio e si prepara a più tranquille e cadenzate giornate. Inutile raccontare di quanto sia stato bello ritrovarmi dopo mesi nel calore della mia casa, tra le persone che amo, col sole caldo di questa amata/odiata terra. Rivivere insieme le mie e le loro giornate, partecipare alla gioia di una grande amica che sta per diventare mamma, all’entusiasmo di progettare nuovi spazi del proprio nido. Poter riaccogliere in un forte abbraccio una sorella, poter guardare negli occhi, ogni giorno, l’uomo che amo e godere di questo dono. Cose alle quali non potrò mai rinunciare, mai sacrificare, senza le quali non riuscirei ad esser me stessa in nessun posto del mondo.
“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno”...come provo a fare io.
Lo psichiatra pazzo dalla folta chioma, Radovan Karadzic, dopo 13 anni finisce dietro le sbarre. Responsabile del genocidio di Srebrenica, del 1995, in cui furono brutalmente trucidati 8.000 civili bosniaci musulmani, nonchè dei massacri di Sarajevo, durati 43 mesi. Fu accusato di crimini contro l'umanità dal Tribunale internazionale dell'Aja.
E alla storia si consegna un pezzetto di giustizia.
Bregovic canterà ancora più forte al concerto di domani, all'anfiteatro romano di Ostia Antica. http://it.youtube.com/watch?v=FlkZpTvDzVA

C'è poco tempo in queste ultime frenetiche settimane per fermare sulla pagina riflessioni e pensieri. Tra un'intervista e l'altra, pezzi di Toronto che mancavo di visitare, una graditissima "turista" a cui ho mostrato la città per ben 10 meravigliosi giorni...troppo per fermarmi a pensare.
Mesi intensi e ricchissimi dopo i quali torno a casa per un pò, almeno per quel che resta dell'estate italiana. Poi, dinuovo l'autunno e altri possibili viaggi...
"Il viaggio deve allinearsi con le più severe forme di ricerca. Certo ci sono altri modi per fare la conoscenza del mondo. Ma il viaggiatore è uno schiavo dei propri sensi; la sua presa su un fatto può essere completa solamente quando è rafforzata dalla prova sensoriale; egli può conoscere davvero il mondo soltanto quando lo vede, lo sente e lo annusa"
Lord Byron




E’ così che la ricorderò la città ombelico del mondo. Che mi ha accolta alle 8 del mattino di un caldissimo venerdì di inizio giugno.
Le strade della Big Apple grondano di gente come sudore dalla fronte di un corridore al suo ultimo giro. Da subito, da sempre, il giorno non comincia perché la notte non finisce. Mai. Come una palla che rotola senza sosta, New York non si ferma, racchiude e riflette ombre e luci dell’umanità intera.
Hanno tratti marcati, o nasi all’insù. Pelle scura e stazza da giocatori di basket o occhi a mandorla e negozi di spezie. Puoi trovare turisti, moltissimi, con tipica espressione di estraneità e sorpresa, viaggiatori, più o meno di passaggio e chi l’ha scelta come città in cui vivere. C’è tutto questo e molto di più.
Arrivata lì quasi per gioco, grazie ad un biglietto in promozione di soli 6 dollari (dico, 6!), dopo undici ore di bus, tra i canti gospel di floride donne di colore e l’odore acre della notte, è bastato poco perché New York mi stregasse. Camminare per le vie di Manhattan fa un certo effetto, quasi senza un perché…la gente ti cammina accanto, dietro, ti viene incontro, il suo passare sposta i capelli e urta il tuo procedere. E’ capitato che mi sia fermata, ad un certo punto, interrogandomi sulle direzioni di tutta quella gente per poi riprendere la mia strada uguale alla loro e senza una meta stabilita. Perché New York si lascia attraversare senza che tu te ne accorga, dalla 5th avenue a Central park, da Times Square a Soho a Little Italy. Il tasso di umidità elevatissimo e la percezione di un caldo insopportabile hanno messo a dura prova la mia resistenza ma la città non lascia scampo e tu la segui fino a quando puoi…
La verità è che non bastano anni per vivere la sua vastità e goderne, e cinque giorni sono stati una parentesi quasi surreale, un incantesimo svanito troppo presto. Ma son bastati per scoprirne la magia, la ricchezza e la diversità da strada a strada, da quartiere a quartiere, per assaporare quel senso di libertà che ti lascia sulla faccia. Ci sei tu e il mondo gira attorno a te.
Il tempo, come detto, è stato tiranno, il clima difficile da sopportare e qualche scelta ho dovuto necessariamente farla: niente Statua della libertà per esempio. Al quale ho preferito uno dei musei più belli, vivi e interessanti che abbia mai visto in vita mia, il Moma (Museun of modern art). Dalla pop art di Andy Warhol a “La notte stellata” di Van Gogh, che cura per gli occhi!
E poi il ponte di Brooklyn al tramonto a Sex and the city, il film must della stagione newyorkese e non solo che ha ripercorso sul grande schermo le tappe delle vicende sentimentali e sessuali delle quattro amiche tutte fashon e fidanzati. Non avendo mai visto la serie statunitense in tv non ho resistito all’idea di vedere il film proprio nella città protagonista delle loro storie. Niente di che, sia chiaro, ma è stato divertente anche quello. Come vivere nell’incasinatissimo ostello del cinese in coma!
E poi lei, Tiffany. Quattro piani di costosissimi gioielli in esposizione, inaccessibili alle tasche di noi mortali, ma luogo di culto per ricche donne in carriera, oltre che indimenticabile posto in cui la bellissima Haudry Hepburn amava fermarsi per riconciliarsi con il mondo in uno dei miei film preferiti in assoluto, “Colazione da Tiffany”.
Due scatti a Ground Zero, al cantiere di Ground Zero, al vuoto di un posto che pare quasi passare inosservato, pena, poi, senza qualunquistiche osservazioni, esser certi di non dimenticarlo mai.
Lo so, che la vita reale è sicuramente fuori dalle mura di Manhattan, insieme agli stenti, alla povertà delle periferie, ai negozi senza griffe che l’isola non lascia intravedere, che io ho solo sognato per pochi giorni e che c'è l'altra metà mela da assaporare, ma è stato così bello sognare che chiuderei volentieri gli occhi per un altro pò.